Roma-Nafta, la verita': "Troppi debiti e Kerimov scappo'"
Ogni tanto, nei vari momenti di sconforto vissuti in questa stagione, tra i tifosi della Roma si leva un sospiro: "Eh, se fossero arrivati i russi...". Gia', se fossero arrivati i petrorubli della Nafta Mosca il destino della squadra capitolina avrebbe preso altre strade. Il sogno giallorusso sfumo' nella notte di sabato 28 febbraio, quando il magnate Suleiman Kerimov decise di rinunciare all'acquisto della societa' dalle mani di Franco Sensi per ragioni rimaste oscure ai piu'.
In un'intervista a Il Romanista, a oltre un anno di distanza, prova a fare luce sulla vicenda l'avvocato Salvatore Trifiro', che rappresentava Kerimov nella transazione con la Roma. "Era tutto vero, altro che bluff. Kerimov voleva investire nella Roma, farne una potenza calcistica a livello mondiale. La trattativa inizio' a fine gennaio. Per alcuni giorni riuscimmo a fare le nostre riunioni fiume in segreto, senza l'assillo della stampa".
Si disse che a far saltare la trattativa contribuirono alcune intromissioni politiche: "Niente affatto - precisa Trifiro' -. A far naufragare la trattativa furono i troppi debiti e la perquisizione della Finanza nelle sedi del club".
Si dice che l'offerta si aggirava intorno ai 400 milioni di euro: "No, era di gran lunga superiore. E una consistente fetta era destinata agli investimenti per rinforzare la squadra sul mercato. Poi il sogno di Kerimov sfumo' per le ragioni di cui sopra".
Sfumato il sogno russo, per i tifosi della Roma e' iniziato l'incubo, un incubo di cui non si intravede ancora la fine.