Rosella, futuro in banca
TONINO CAGNUCCI
LUCA PELOSI
Dopo la Consob, anche Unicredit convoca Rosella Sensi. L’addì dell’As Roma dovrebbe presentarsi martedì prossimo, probabilmente insieme a Cristina Mazzoleni, responsabile di pianificazione, controllo e affari societari della società, negli uffici milanesi dell’istituto facente capo ad Alessandro Profumo. La banca, che dopo aver inglobato Capitalia ha "ereditato" il credito di quasi 370 milioni di euro del gruppo Italpetroli, non intende più rimanere attore silenzioso di una vicenda che non può non vederla protagonista, in quanto detentrice del 49% della holding di proprietà della famiglia Sensi. Unicredit chiederà alla Sensi spiegazioni e chiarimenti sulle operazioni in corso con Soros e la Inner Circle Sports, la cui manifestazione di interesse per As Roma è stata ammessa in uno degli ultimi comunicati.
Naturalmente, visto il ruolo che ha nella vicenda, Unicredit non si limiterà ad ascoltare quello che la Sensi e la Mazzoleni andranno a riferire. L’opzione call sul 2% che, se esercitata, trasferirebbe alla banca la proprietà di Italpetroli, è ancora valida e il percorso che dovrà portare a un risanamento del debito, naturalmente, non è ancora completato. E’ cominciato nel 2004, con Capitalia, quando l’esposizione dei Sensi era di dimensioni almeno doppie rispetto ad oggi, e finora è stato rispettato, grazie alla dismissione di numerosi asset. All’inizio di febbraio, però, Profumo ha chiesto un nuovo piano di risanamento per coprire i debiti rimanenti. Ci sta lavorando BancaFinnat ma il tempo concesso, tre mesi, sta per scadere. E’ chiaro quindi che se c’è qualcuno interessato alla dismissione della Roma, è proprio Banca Unicredit, che non si limiterà ad ascoltare. Ha voce in capitolo e la farà sentire. E chissà che non possa rivelarsi un alleato di George Soros.
La Roma è considerato l’asset di maggior prestigio tra le possibili dismissioni, soprattutto perché è uno dei pochi per il gruppo Sensi che è fonte di ricavi e non di perdite. Gli altri più importanti sono i terreni di Torrevecchia (valore circa 100 milioni), resi edificabili da una delibera dell’ex sindaco Veltroni nell’aprile del 2006, i cui permessi di costruzione dovrebbero arrivare entro la fine del 2008. L’altro è costituito dai depositi di petrolio di Civitavecchia (valore 100-110 milioni). Anch’essi sono fonte di ricavi, ma troppo bassi. Bastano solo per coprire gli interessi passivi. Che non possono non venire considerati, perché rendono la cifra reale da restituire da parte dei Sensi superiore a quella del debito con le banche. Ed è proprio in base al calcolo effettuato dal managment di Italpetroli che è stata individuata in 260 milioni di euro la cifra da incassare da Soros per poter essere in grado di non trovarsi di fronte a un debito sì ridotto, ma anche a una situazione di squilibrio tra ricavi futuri e interessi passivi che renderebbe pressoché impossibile completare il piano di risanamento. Richiesta giusta, per il 73% dei nostri lettori che si sono espressi ieri nel sondaggio de "ilromanista.it". Soros, da parte sua, continua ad attendere. Tante cose lo hanno infastidito (il fatto che il suo nome non sia rimasto coperto, la fantomatica offerta araba presentata ai suoi uomini quando erano convinti di chiudere), ma lui vuole ancora la Roma. Inner Circle continua a lavorare. I contatti con l’advisor Banca Rotschild e gli studi legali Tonucci, di Roma, e Cleary Gottlieb, di Londra, sono continui. E proprio dallo studio della capitale londinese, che sta lavorando sulle prospettive in fatto di merchandising, patrimonializzazione dello stadio e diritti tv, lunedì dovrebbero arrivare a Roma degli avvocati. Segno che si continua a studiare il modo per arrivare a presentare una offerta formale, oltre ad attendere un segnale di disponibilità da parte della Famiglia Sensi, dopo che l’ultimo approccio informale, nella notte tra il 22 e il 23 aprile, era stato valutato negativamente dal legale dei Sensi, Gian Roberto De Giovanni.
La piazza preme e la politica non pone ostacoli. Il magnate americano non solo ha avuto un giudizio favorevole da Silvio Berlusconi, ma ce l’ha anche da suo figlio, Luigi. «Non si butterà in politica - ha detto la moglie del futuro premier Veronica Lario a La Stampa - a meno che non diventi come Soros, un finanziere che fa anche politica». Le parole non mancano. Le prossime a pesare saranno quelle di Unicredit. Quando, lo scorso primo febbraio, la Gazzetta e Il Mondo pubblicarono la notizia sul nuovo piano di risanamento da presentare entro fine aprile, la Roma non smentì. «Non è detto che bisogna dare smentita per ogni cosa che appare sui giornali». Chi lo disse? Pippo Marra.
不知说的什么,翻译下来的没法看 |