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本帖最后由 wenhbroma 于 2019-11-6 22:14 编辑
罗马官网The Big Interview系列采访了帕斯托雷
https://www.asroma.com/it/notizi ... o-io-javier-pastore
Ha iniziato giocando nel garage dello zio con una pallina da tennis e poi è diventato Javier Pastore.
Dopo un primo anno opaco con la maglia della Roma, il calciatore argentino è tornato a mostrare il suo valore sotto la guida di Paulo Fonseca.
Ecco cosa ci ha raccontato il giocatore giallorosso in questa sua intervista con asroma.com.
Che ricordi hai del tuo rapporto con il calcio quando eri bambino?
“I ricordi sono tanti, perché era l’unica cosa che facevo da quando avevo quattro anni. Ho ancora delle foto, con la palla sempre accanto. Volevo fare solo quello, a scuola o per la strada con gli amici. Non c’erano i videogiochi come oggi e noi da piccoli pensavamo solo al calcio”.
Dove giocavi?
“Ogni quartiere della mia città natale, Cordoba, organizzava un piccolo torneo amatoriale. E io mi ricordo che li facevo tutti. Anche quello organizzato nella zona in cui viveva mio cugino o altri miei amici. Ognuno portava una squadra, con il papà di uno di noi come allenatore. E io andavo ovunque pur di giocare”.
Sei sempre stato un calciatore tecnico?
“Mi ricordo che giocavo con mio zio in garage con la pallina da tennis. Mi diceva “se riesci a giocare con questa poi con quella più grande sarà più facile”. Provavo i palleggi, la calciavo sul muro di potenza e dovevo farmela tornare sui piedi. Questo avveniva tutti i giorni, era la mia passione”.
Il tuo desiderio è sempre stato quello di diventare un calciatore professionista?
“Era il mio pensiero fisso, sempre”.
Chi era il tuo idolo da bambino?
“Quando ero piccolo senza dubbio Batistuta. In quel momento giocava in nazionale, in Italia segnava tanto e si parlava solo di lui. Avevo il poster nella mia camera. Quando venne alla Roma, mio padre mi regalò la sua maglia, fu una cosa bellissima. Poi quando sono cresciuto un po’ di più adoravo Riquelme. Era un punto di riferimento come numero 10”.
Com’è iniziata la tua carriera? Hai subito capito che ce l’avresti fatta?
“In realtà non è stato semplicissimo. In Argentina è avvenuto tutto molto velocemente. Ho iniziato a giocare in Serie B con il Talleres di Cordoba, la squadra della mia città. Ho fatto l’esordio con la prima squadra, giocando tre o quattro partite. E poi sono tornato a giocare con le giovanili. è stato un momento molto difficile, perché pensavo di essere già arrivato. Dal ritiro e l’esordio con in più grandi, tornare indietro rappresentò una delusione. Ho dovuto ricominciare, con la stessa voglia di sempre, ma non fu facile”.
Poi cosa è successo?
“Dopo sei mesi sono andato a Buenos Aires con l’Huracan, in Prima Squadra. Ho fatto il ritiro con loro ma non potevo giocare per una questione burocratica, mi allenavo da solo a volte e ho saltato il campionato di Apertura. Quando i documenti si sono sbloccati, ho fatto il secondo ritiro con loro e mi sono rotto la caviglia. Per questo ho dovuto saltare anche il torneo di Clausura. Mi sembrava di avere tutto contro. è stato davvero difficile, ho giocato solo cinque partite. Il campionato seguente l’ho giocato tutto da titolare e in sei mesi mi è cambiata la vita”.
Come ti sei sentito a quel punto?
“Non avevo mai fatto una presenza da titolare nella Primera Division e sono arrivato a giocare venti partite di seguito, tutte bene. A quel punto è arrivata la chiamata dall’Italia e non ho avuto nemmeno il tempo di realizzare costa stesse accadendo”.
Come nasce la tua cessione al Palermo?
“Sono venuti a osservare le mie prestazioni per due mesi. Per me era un sogno giocare in Europa. è stato straordinario, mi hanno convinto subito. Non ci ho pensato due volte. Alla prima possibilità ho accettato”.
Hai avuto un po’ di paura?
“Mai, nessuna paura. Era il mio sogno. Venivo per la cosa che so fare meglio: giocare a calcio. La mia famiglia mi ha supportato, perché è venuta con me. E tutto questo mi ha dato tanta fiducia”.
Cosa di porti dentro dall’esperienza al Palermo?
“è stata un’esperienza bellissima. Rappresentano due anni indimenticabili. La squadra giocava bene, abbiamo fatto cose importanti in quegli anni. Siamo arrivati quarti in campionato, a un punto dalla Champions, in finale di Coppa Italia, abbiamo giocato l’Europa League. Abbiamo fatto delle cose che non si vedevano da anni in quella città. Ho tanti bei ricordi, la gente è stata magnifica con me. è il posto in cui ho conosciuto mia moglie. Rimarrà sempre nel mio cuore, una parte della Sicilia è con me a casa”.
Che differenza hai notato tra il calcio argentino e quello italiano?
“La differenza è tattica. Qui si preparano molto di più le partite. Lì si lascia molta più libertà ai calciatori. Qui è differente, anche rispetto alla Francia. Poi in campo si va sempre undici contro undici, ma qui nella preparazione e negli allenamenti si sta molto più attenti a certi aspetti”.
Quando è arrivata l’opportunità del PSG?
“Il secondo anno ho fatto molto bene a Palermo e avevo già capito che per la società la mia cessione avrebbe rappresentato una grande opportunità, con i ricavi potevano mettere su una nuova squadra. Per me rappresentava un passo importante per crescere e migliorare. Negli ultimi due mesi della mia seconda stagione al Palermo si parlava già di una mia uscita. C’era il mio agente a lavorare su questo aspetto, ma gli ho detto che non ne volevo sapere niente, volevo concentrarmi sul campionato”.
E alla fine sei andato in Francia. Cosa ha rappresentato questa esperienza per te?
“Una grande esperienza. Sono stati sette anni densi di avvenimenti. Sono arrivato in una squadra completamente diversa rispetto a quella che avevo lasciato. Ho visto il club crescere assieme a me, hanno cambiato allenatori, hanno fatto passi da gigante con i media, hanno rinnovato il centro sportivo e lo stadio, hanno migliorato tutto. Sono molto felice di essere stato con loro attraverso tutti questi cambiamenti. Mi hanno reso felice. Quando sono arrivato, il PSG non era quello che conosciamo oggi e io sono orgoglioso di aver dato il mio apporto. Non cambierei nulla di questi anni. Abbiamo vinto tanti titoli e ho lasciato un bel ricordo ai tifosi e alla gente in Francia: questa è la cosa più importante”.
E poi c’è stata la chiamata della Roma.
“Ha rappresentato una bellissima opportunità. Volevo cambiare squadra per sentirmi di nuovo un giocatore importante e riprendermi il ruolo perso al PSG, per l’arrivo di tanti altri giocatori di livello. La Roma era la miglior proposta, parliamo di una grande città che io e mia moglie adoriamo”.
Il primo anno però non è stato semplice. Cosa hai provato in quel periodo?
“L’avventura è partita bene ed ero molto entusiasta di giocare qui. Poi purtroppo mi sono fatto male un paio di volte di seguito e poi c’è stato l’infortunio al Derby di andata. A settembre già è iniziato ad andare tutto male. Avevo perso la fiducia dell’allenatore, perché non ero mai in campo. Fisicamente non sono stato mai bene, non riuscivo a gestire bene gli allenamenti o a migliorare la condizione fisica. Ho fatto pochissime partite e non è stato un anno facile, a livello personale e sportivo”.
Poi è arrivata l’estate, cosa hai pensato prima dell’inizio della stagione?
“Avevo tante cose per la testa. Stavano avvenendo tanti cambiamenti nel Club ed era tutto un punto interrogativo per me. Mi sono preso i primi giorni di vacanza con la mia famiglia, ma prima di ricominciare la stagione ho voluto parlare con la Società e con l’allenatore, volevo sapere cosa pensavano di me. Ero a conoscenza di non aver fatto bene l’anno precedente, mi faceva male ripensare alla mia ultima stagione e non volevo che le idee del nuovo tecnico venissero influenzate da quelle prestazioni. Dal primo giorno la Società mi ha comunicato che il cambio di allenatore sarebbe stato positivo per tutti. Nei primi allenamenti ho dimostrato subito di voler cambiare quello che era stato un anno brutto, da parte mia e di tutta la squadra. L’allenatore è stato sempre molto onesto, ha dimostrato di aver fiducia in me. Mi ha chiesto di dimenticare quanto accaduto prima, di allenarmi al cento per cento. Mi hanno gestito bene. Ho parlato con lo staff, gli ho detto che l’anno precedente non ero mai riuscito a trovare la forma giusta: per diverse necessità ero dovuto comunque scendere in campo e per questo non facevo bene per la squadra e mi facevo male pure io”.
In che modo ti sei preparato per la nuova stagione?
“In quei giorni ho parlato molto con l’allenatore e con lo staff. Potevo provare a raggiungere la migliore condizione fisica giocando tutte le amichevoli, ma per una settimana abbiamo scelto insieme di fermarci. Non è stato un infortunio, ma con le doppie sedute ogni giorno, conoscendo bene il mio corpo, ho chiesto di poter recuperare un po’ di più, non giocare qualche amichevole e allenarmi da solo, perché avevo sentito dei crampi. Sono consapevole che in quei giorni durante le amichevoli ti guadagni un posto e sapevo che non giocando rischiavo di perdere un’opportunità. Ma ho preferito non rischiare di farmi male subito, per evitare di stare fuori durante le partite importanti. L’allenatore ha accettato, mi ha detto “allenati bene in questi giorni perché per la prima partita devi stare bene”. Il mister mi ha fatto giocare per pochi minuti, per poter riprendere con calma la condizione giusta. E ora il mio fisico inizia a sentirsi lo stesso di prima”.
Oltre a questo lavoro fisico, a livello tattico cosa ti ha richiesto Fonseca?
“Tanto, soprattutto i primi mesi. Abbiamo lavorato su diversi aspetti. Vuole che un centrocampista punti sempre la porta avversaria e che non sia rivolto verso la nostra area. Ho dovuto concentrarmi molto in allenamento, perché io ero abituato a stare spalle alla porta, per fare uno-due con i compagni. Il mister, però, vuole che giochiamo in avanti, facendo un continuo cambio gioco da destra a sinistra. Ma la cosa più importante è la fiducia che ci dà il tecnico e il modo in cui ci parla. Io ho avuto diversi allenatori e ho appreso tanto da tutti: posso dire che questo staff tecnico ha un'enorme voglia di fare e bene e di vincere. Sono tutti ragazzi giovani, hanno tante convinzioni importanti e ce le trasmettono. Per una squadra come la Roma che vuole puntare in alto tutto questo è fondamentale”.
E sei riuscito a trasformare i fischi in applausi con le ultime prestazioni. Quanto è stato difficile sentire che non avevi la fiducia del pubblico?
“I fischi li ho presi in tutte le squadre in cui ho giocato, così come gli applausi. è per il mio stile di gioco. Se sto bene riesco a dare il meglio, ma se fisicamente non ci sono non riesco a dare il massimo. A volte se non hai la forza di correre indietro ti tieni per fare una corsa buona in avanti. E tutto questo lo spettatore lo nota. Io a volte apprezzo più i fischi. Quando le cose vanno bene è evidente, ma quando vanno male hai bisogno di una reazione del pubblico. Sono cose che personalmente mi danno qualcosa in più, mi dico “ok, forse è meglio che vado due ore prima all’allenamento”. Lo ha visto la gente che non stavo bene e lo vedevano anche mia moglie e mia mamma. La mia famiglia si è preoccupata tanto, si rendevano conto che qualcosa non andava, venivano qui tutti i mesi facendomi delle domande sulle mie condizioni. E se riuscivano a rendersene conto loro, figuriamoci i tifosi che sono tutte le domeniche allo stadio. Queste sono cose che ti fanno riflettere. Alla fine questa rappresenta una passione per noi, ma è anche un lavoro e dobbiamo rispettare la gente che ci segue per la professione che pratichiamo”.
Forse c’è l’imbarazzo della scelta tra tutti quelli con cui hai giocato: ma qual è il calciatore con cui ti sei trovato meglio?
“Ce ne sono stati tanti. L’attaccante più forte con cui ho giocato è Cavani, perché va a genio con le mie qualità. A me piace fare assist per i gol e ho avuto un buon feeling con tanti compagni di squadra, ma con lui più di tutti: è devastante come punta. E poi non posso non citare Ibrahimovic. Se includiamo tutti gli aspetti, tra cui la mentalità, la professionalità, è incredibile: è il giocatore che mi ha ispirato di più a migliorare. Se lo guardi in allenamento impari. Ci sono ancora in contatto, sono molto legato a lui, è uno dei migliori compagni di squadra che abbia mai avuto”.
Sei andato a Parigi a 22 anni, quanto ti ha aiutato a crescere quell'esperienza?
“Tanto. Il primo anno è stato un po’ difficile, per la lingua e la cultura diversa, ero giovane, più chiuso e molto timido. Parlavo meno con i compagni e con la gente, non mi relazionavo bene con loro. Ero davvero un ragazzino. Mi ero demoralizzato, dentro di me pensavo “non riuscirò mai a imparare il francese, non riesco a capirlo”. Era tutta una questione di testa. Dal secondo anno mi sono messo sotto, ho messo la timidezza da una parte e ho iniziato a parlare: parlavo male ma non me ne importava niente, l’importante era farmi capire. Da quel momento sono riuscito a entrare in contatto con in compagni e con la città, anche assieme a mia moglie. Ho capito che Parigi è un posto magico. Lì sono diventato un uomo e ci è nata mia figlia: ero un ragazzino e sono diventato un padre”.
Qual è il tuo gol a cui sei più legato?
“Quello che ho fatto in Champions contro il Chelsea, con il PSG. Sono entrato a cinque minuti dalla fine della partita e da un’azione così è uscito un gran col che nessuno si aspettava. è uno dei più belli”.
Quanto è cambiato il calcio rispetto a quando sei arrivato in Italia?
“Oggi si difende tutti insieme e si attacca tutti insieme. Dieci anni fa era diverso. Quando sono arrivato, però, ero giovane e pensavo solo a divertirmi”.
Oggi per un giovane è più facile o più difficile fare carriera?
“Posso parlare per quello che ho vissuto io, ma per me è più difficile. Penso anche alle relazioni che ho con i giovani in argentina. Oggi si pensa solo ai soldi. Ci sono tante famiglie o ragazzini che pensano a giocare per fare i soldi e basta, anche nelle basse categorie. Non dico che io non ne abbia fatti in carriera, ma non può essere quello il primo motivo. Così si lasciano la passione e il calcio da parte. Quando fai così arrivare in alto è più difficile. Una cosa devi farla perché la ami. I soldi arrivano dopo. Non puoi pensare al denaro prima di arrivare in Serie A. Oggi a tanti ragazzini vengono date certe cose prima di guadagnarsele”.
Che consigli daresti a un giovane?
“Giocare con passione a calcio, dare tutto. Imparare da ogni allenamento, questa è la base. Il resto arriva da solo. Serve la testa e anche un po’ di fortuna. Poi le cose arrivano”.
Qual è il consiglio più importante che hai ricevuto in carriera?
“Io ho tante persone che mi hanno aiutato. Il mio agente per primo, Simonian, sto con lui da 16 anni e mi ha sempre detto di concentrarmi solo a giocare. Una delle tante cose che mi ha insegnato. Poi calcisticamente mi ha toccato tanto Walter Sabatini, la persona che mi ha portato in Europa. Lui mi dava tanti consigli quando lavoravamo insieme a Palermo, parlavamo praticamente ogni giorno”.
Cosa ti diceva?
“Mi parlava di tutto, di vita e di calcio. Ero come un figlio. Arrivato a Palermo non riuscivo a fare nulla, nemmeno in allenamento. Mi chiamava nel suo ufficio a rivedere la partita giocata la domenica. Facevano quaranta gradi in quell’ufficio e io volevo andare in spiaggia. Lui mi teneva lì a rivedere il match e mi diceva “riguardatelo tre volte e poi mi dici cosa hai notato”. Andava via e faceva le sue cose, dopo il novantesimo tornava e mi diceva “ok, cosa hai notato?”. E io rispondevo: “Direttore, ho fatto qualche giocata buona”. E lui ribatteva “no, qua hai alzato un braccio contro un compagno perché non ti ha passato la palla, qui non hai corso dieci metri indietro”. Mi segnalava una serie di cose che uno non vede a 19 anni. E lui me le ha fatte notare tutte. Sono stati dettagli importanti dentro e fuori dal campo. Calcisticamente mi ha aiutato tanto”.
Quanto ti hanno fatto crescere gli anni al Palermo?
“Moltissimo. Oltre al rapporto con Sabatini, Delio Rossi mi ha insegnato dei movimenti in un mese che nessuno mi aveva mai detto in tutta la mia carriera. Facevamo un lavoro individuale, io e lui da soli al termine dell’allenamento. Pensavo che non mi servisse a niente, ma mi disse “per un po’ non giochi titolare e vai in panchina, quando finisci un mese di tattica con me ti rimetto in campo”. Fu di parola: dopo trenta giorni mi schierò titolare, ero un altro giocatore”.
Chi è Javier Pastore fuori dal campo?
“Un ragazzo, anzi un vecchietto (ride, ndr), normale. Mi piace stare a casa con la famiglia, voglio vivere tranquillo”.
Qual è il tuo hobby preferito?
“Ora passare tempo con la mia famiglia. Quando ero giovane giocavo ai videogames. Adesso se ho un giorno libero magari gioco a volley. Mi piace tanto il cinema, con mia moglie ci andiamo tanto. In Francia non era semplice vederli in un’altra lingua quando avevamo un giorno libero venivamo a Roma con mia moglie per vedercene uno e tornavamo la mattina presto. Da quando sono qui è tutto più semplice”.
Cosa vedi nel tuo futuro quando smetterai fra tanti anni?
“Ora penso di farmi altri anni calcisticamente belli e poi ci penserò. Il calcio è la mia vita, farò sicuramente qualcosa in questo mondo. Ma ora ancora non lo so, la vita può cambiare da un giorno all’altro. Io sono argentino, mia moglie italiana, i miei figli sono nati in Francia. Chissà dove vivrò un giorno. Sceglieranno loro, sicuramente. Prima penso alla famiglia”.
Qual è l’obiettivo di questa stagione?
“Essere sempre a disposizione dell’allenatore, in ogni momento. Per novanta o dieci minuti. Voglio stare bene fisicamente e portare la Roma più in alto possibile. Il calcio è un gioco di squadra e se la Roma finisce in alto è perché tutta la squadra ha fatto bene, non solo un giocatore”.
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你对你年少时候踢球还有什么印象吗?
很多记忆都保留在我的脑海里,我大概是从4岁或5岁开始踢球的。我还保留有我那时候的照片,无论在学校还是和朋友们在街道上,我总是带着一个足球。那时候不像现在的孩子有电子游戏,空余时间我们只想着踢足球。
小时候你们在哪踢球呢?
在我家乡科尔多瓦,每个区都会组织自己的锦标赛。我记得我几乎参加了每个地区的锦标赛,包括我表兄弟和朋友们所居住的区。每个人都会和自己的球队一起参赛,而其中某个孩子的父亲会担任教练。
你踢球时候一直是一个技术型球员吗?
我记得小时候我和我的叔叔一起在车库里用网球练习,叔叔对我说,如果你能很好的用网球练习,那么换一个大点的球(足球),你踢起来将会更容易。那时候我每天都会用网球练习颠球。因为我对足球饱含着热情。
你一直梦想着成为职业球员吗?
那是我内心里一直以来的想法。
小时候你的偶像是谁?
当我很小的时候,毫无疑问我的偶像是巴蒂斯图塔。那时候他为阿根廷国家队和意大利俱乐部都进了很多球,阿根廷国内每个人都在谈论他。在我的房间里贴着他的海报。当巴蒂加盟罗马时,我爸爸送了我一件他的球衣,那真是太美妙了。当我长大以后,我的偶像是里克尔梅。他对我来说就是10号球员的参考点。
你的职业生涯起步如何,你是否一开始就意识到你成为职业球员的梦想实现了?
事实上成为职业球员并不容易。在阿根廷一切都变化得很快。我的职业生涯起步于我所在城市科尔多瓦的一家二级联赛球队塔勒雷斯(Talleres)。我在一线队初次登场那个赛季踢了3到4场比赛,然后我又回到了青年队。那真是非常困难的时刻,我认为我已经完成了从青年队到成年队的突破。在和成年队一起训练然后完成初次登场后,再回到青年队很让人沮丧。我不得不再次重新开始,但一直以来我都有强烈的成为职业球员的愿望,但实现这个愿望并不容易。
然后发生了什么?
六个月以后,我转会去了布宜诺斯艾利斯的胡拉坎队(Huracan,也有译为飓风队),我去了一线队。我和球队一起训练,但由于转会官方材料的一些问题,我无法出场,我错过了赛季初的比赛。当转会问题解决后,我在球队训练中脚踝受伤了。所以,我错过了联赛的开局阶段,似乎身边的一切都在同我作对。那个赛季真的非常困难,我仅为球队出场了5次。接下来的赛季,我得到了持续的首发出场机会,在这六个月里,我的命运得到了改变。
那时候你感觉怎么样?
在此之前,我从未在顶级联赛球队得到连续20场比赛的首发机会,那一切真是太棒了。当我接到从意大利打来的电话(转会巴勒莫),我都不敢相信发生了什么。
谈谈你转会到巴勒莫
他们(球探)到阿根廷来观察我的表现,持续了两个月。对我来说,到欧洲踢球是一个梦想。他们很快说服了我,我没有过多考虑,欣赏接受了这个机会。
到意大利踢球,你会对前途有点畏惧吗?
不,我一点也不担心,因为那是我的梦想,我能到意大利也是因为我最擅长的事情——踢球。我的家人非常支持我并来到意大利陪伴我。这些给了我足够的自信。
谈谈你在巴勒莫的经历
那是两年难忘的,美妙得不可思议的经历。球队表现得很好,我们取得了很多比赛的胜利,最后夺得了联赛第四名。我们距离欧冠资格仅只有一分的差距,我们还打进了意大利杯的决赛,然后我们踢了欧联杯。这是巴勒莫历史上最好的成绩。在那里我有太多美好的回忆,那里的人对我也很好。在巴勒莫我遇见了我的妻子。西西里岛的那段美好经历一直保留在我的内心深处。
你觉得意大利足球和阿根廷足球有什么不同?
区别主要在战术方面。在意大利,每场比赛的准备更为细致。在阿根廷,留给每位场上球员的自由度更大,但在意大利,甚至和法国相比,都是不同的。球场上是11人和11人之间的对决。但在比赛准备和训练中,你必须对具体的细节更加重视。
你在什么时候得到了巴黎圣日耳曼的机会?
在巴勒莫的第二年,我表现得很不错,我也知道如果巴勒莫卖了我,将会有机会来重建球队。对我来说加盟巴黎圣日耳曼是一个很好的提高和成长的机会。在巴勒莫第二个赛季的最后两个月,球队就在和巴黎圣日耳曼商谈我的转会。我并不想在赛季结束前就被转会的事情干扰。我让我的经纪人去处理这件事,但我告诉他,我只想全心踢好比赛,赛季结束前我不想知道转会谈判的结果。
然后你去了法国,你会如何描述你的这段经历?
这是一段美妙的经历。在巴黎这七年发生了很多事。我加盟了一支和巴勒莫截然不同的球队。我和球队一起成长提高,球队更换了教练,媒体,训练场地,主场体育馆,各方面都得到了提升。我很高兴我一直在经历着球队的提高。当我刚到球队时可不是现在这样,我也为球队的提高尽了一份力。我们一起赢得了很多冠军,我也给法国人和球迷留下了不错的印象。他们对我评价很高,对我有美好的回忆,这是最重要的事情。
然后你接到了来自罗马的电话
对我来说这显然是一个很好的机会。我想要换一支球队这样我才能感受到我是球队很重要的一员,这样才能找回我在巴黎圣日耳曼因为很多高水平球员到来后失去的感觉。罗马是最好的选择,我和我的妻子都非常喜欢这个伟大的城市。
你在球队的第一个赛季并不顺利,发生了什么?
来到罗马后这里的一切起步都很好,能在罗马踢球也让我感到很兴奋。但不幸的是紧接着我就连续受了几次伤。第一次德比的时候我受伤了。九月份赛季开始时我的状况很糟糕。我失去了教练的信任,因为我没有准备好出场。我的身体一直没处在最佳状态,我没法很好的掌握训练量来改善我的身体状况。第一个赛季我没有踢太多比赛,无论从身体上还是心理上对我来说都是困难的一个赛季。
今年夏天以后,在新赛季开始之前你是怎么想的?
我想了很多,球队在这个夏天也发生了很大的变化。夏天我和家人一起度假。新赛季开始前,我想和球队、教练聊一聊,我想知道他们对我的定位。我意识到上赛季我的表现很不好,这让我感到很沮丧,我不希望新来的教练团队被我上赛季的糟糕表现影响对我的判断和定位。本赛季的第一天,球队就明确告诉每个球员,教练的更换对每个球员来说都是好事。从本赛季第一次训练我就想我必须改善上赛季的糟糕表现,对我和球队来说都是如此。丰塞卡教练总是非常开放,他告诉我他相信我,并让我忘记过去的糟糕表现,在训练中拿出100%的状态。我和教练组谈到,新教练组很好的改变了球队的状况。上赛季我一直未找到最好的状态,由于各种原因,球队表现也是如此。
你是如何准备新赛季的?
夏天集训期间我和球队教练组聊了很多。我的身体状况很快通过友谊赛出场得到了改善。尽管其中有一周时间我没有和球队一起比赛,那次不是受伤,我在连续一天两次训练后出现了疲劳,我向球队提出不再在一些友谊赛中出场,我单独训练,因为我感到了疲劳和抽筋。那时候我想到如果能在友谊赛中好好表现会为我重新赢回场上的位置,而不在友谊赛中出场我会失去机会。但我不想赛季开始前就出现受伤,这样我将再次错过重要的比赛。丰塞卡教练接受了我的请求,他告诉我,好好训练,你需要为赛季首场比赛做好准备。对阵热那亚的首场比赛,教练让我最后时刻替补出场,这样的安排让我能够以正确的速度恢复。现在我感觉我的身体状态和年轻时候一样棒。
除了帮你恢复身体状态,丰塞卡教练在战术上对你有什么要求?
很多,尤其是他刚来球队的时候。球队一起在很多细节上共同努力。他需要中场球员一直面对对手的球门,而不是面对我们自己的禁区。我必须在训练中保持高度注意力集中,因为我习惯背对球门,和队友做二过一配合。丰塞卡教练让我们更多面对球门,充分利用球场宽度,频繁的在两个边路做转移。最重要的事情是丰塞卡教练帮全队球员建立自信和他对队员说话的方式。在我的职业生涯中我经历了很多位教练,也从他们身上学到了很多东西。但我可以说丰塞卡教练团队有非常强烈的愿望去赢下每一场比赛。教练团队都很年轻,他们有强烈的赢下比赛的愿望,也懂得如何传递给球员。对罗马这样的球队来说,他们想要有很高的目标,这很重要。
这几场比赛你的表现把球迷对你的嘘声变成了掌声,很难意识到过去你没有得到球迷们的支持
我在效力的每支球队都得到过球迷的嘘声和掌声。因为我踢球的方式决定了这一切。当我身体状态很好时我能为球队贡献很多,但当我身体状态不佳时,我无法拿出好的表现。有时候你在比赛中没有足够的体力往回跑帮助防守,你就会节省体力准备下次进攻,球迷们就会注意到这一切,然后给你嘘声。当我在场上表现不佳时我接受球迷的嘘声,而如果事情变得更糟糕时你需要了解球迷们的反应,这正是我经常对自己说的,也许我提前两个小时去训练情况就会变好。过去的一个赛季,我的妻子、家人和球迷都发现我的身体没在好的状态。球迷们会经常关心我的身体状况。这是我努力的动力之一,但另一方面踢好比赛回报球迷也是我们球员的工作。
接下来的这个问题你可能会选择得眼花缭乱,谁是和你一起踢球中最棒的球员?
这确实能让我想起很多球员。在和我一起踢球的队员中最好的前锋是卡瓦尼。在比赛中我喜欢助攻,我和很多前锋都能有很好的配合,但和卡瓦尼的配合是最棒的。卡瓦尼是一位致命的射手。但我也不得不提到伊布,作为队友,他激励我不断提高。如果你看他训练,你就可以学到不少东西。我和他关系不错,一直保持着联系。
在巴黎的生活对你有什么改变吗?你去巴黎的时候还是一个年轻的小伙子
第一个赛季非常困难,因为语言和文化的不同。我很年轻,性格也不是很开放,很害羞。我不擅长社交,和队友、其他人说话很少,这让我感到士气低落。那时候,我想我可能永远也学不会法语。第二个赛季我开始放下害羞,着手学习法语,和队友交流。我的法语说得不怎么样,但最重要的是我让别人懂得我的想法。从那之后,我和队友建立和良好的关系。我的妻子也逐渐适应巴黎的生活。巴黎是一个很魔幻的地方。我的女儿在巴黎出生,我在巴黎从男孩成长为男人。
你最喜欢的进球是哪一个?
效力巴黎圣日耳曼时候,在欧冠中对阵切尔西打进的。我在比赛结束前5分钟时替补出场,然后伤停补时,我用一个所有人都没想到的不寻常的动作打入了一个漂亮的进球。那是我的最佳进球之一。
自从你第一次来到意大利效力,意大利足球变化大吗?
现在意大利各个球队在进攻和防守时都作为一个整体,在十年前不是这样的。当我第一次来意大利效力时,我还很年轻,我只想好好享受这里的足球。
和你当年相比,现在年轻球员要开始自己的职业足球生涯是更容易还是更难了?
我只能谈论我自己的足球生涯和我与我在阿根廷的年轻朋友的关系,我觉得现在是更难了。现在人们只想着钱。即使在低级别联赛,很多家庭和年轻球员想的也是踢球挣钱。我不能说我的职业生涯挣了很多钱,但钱绝不是第一位,如果是这样,那人们就会把对足球的激情和乐趣放到一边,那样你是不可能成为顶级球员的。你一直努力的原因是因为你喜欢足球,踢好球钱自然会随之而来的。你不能还没踢上比赛就整天想着钱。但现在很多小孩被灌输的思想是踢球能挣很多钱。
你会给如今的年轻球员们什么建议?
为兴趣和激情而踢球并全身心投入。最关键的是在每一堂训练课中提高自己,你需要保持清醒的头脑和不错的运气,成功会水到渠成的。
在你的职业生涯中你收到过的最好的建议是什么?
很多人曾经帮助过我。我的经纪人Simonian是最重要的,我和他合作了16年了,他经常告诉我只要专注于球场就行了。在足球方面,对我产生深远影响的是将我带到欧洲的萨巴蒂尼。在巴勒莫期间,他给了我很多建议帮助我提高。
比如哪些建议呢?
他会在生活、足球等各方面给我建议。那时候他就像他的儿子一样。当我刚加盟巴勒莫时,在比赛和训练中我都表现得不好。他把我叫到他的办公室一起看比赛回放。那会温度高达40度,我只想去海边沙滩乘凉,但他让我看比赛录像。他对我说“把比赛录像看三遍,然后告诉我你注意到了什么?”看完录像后我对他说我在比赛中有几个不错的时刻。他说“不,这会你应该举起手来因为队友没有把球传给你,这会你没有后退十码参加防守”。这些细节在当时我都没有注意到,因为我才19岁,但他让我明白了这些。他在球场内外的各种重要的事情上都给了我很大的帮助。
你在巴勒莫期间作为一名球员成长了多少?
很多。除了和萨巴蒂尼关系不错以外,当德里奥罗西来到球队时,我在一个月以内在战术方面的提升比我职业生涯其它教练对我的提升都要多。在训练结束后,他会对我进行加练。当时我认为加练并不会给我多大的帮助,德里奥罗西对我说“你这个月不用比赛了,你将在替补席上待着,等这个月加练结束后,我将让你上场比赛。”结果他真的那样做了,加练一个月后他让我首发,我拿出了很好的表现。
足球之外,你最喜欢什么?
我是一个很普通的男孩,不,老男人!我喜欢和家人一起在家里待着。我渴望安静的生活。
你最喜欢的业余爱好是什么?
现在我的业余时间都是和家人一起度过,年轻时我喜欢电子游戏。但现在如果我有一天假期,我可能会打排球。我和我的妻子都喜欢看电影。在法国时,因为语言问题,我们的生活并不容易。那时候我经常和我妻子在放假时回到罗马看一场电影,然后在第二天早上赶回巴黎。现在我来到罗马效力后,生活变得更容易了。
你考虑过退役后做什么吗?
现在我只考虑好好再踢几年球,然后再考虑以后。足球是我的生活,但未来的生活可能某一天就会发生改变。我是阿根廷人,我的妻子是意大利人,我的孩子们在法国出生。谁会知道未来我们在哪呢。未来做什么我首先考虑的是我的家庭。
这个赛季你有什么目标?
时刻做好被教练征召的准备,不管是让我踢90分钟还是10分钟。我希望保持好的身体状况,然后帮助罗马在积分榜上排名尽可能高。足球是团队合作项目,如果罗马成绩好,那是因为我们整个团队的工作很不错,而不是某一个人。

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