Questo è forse l’elemento più importante dell’intera vicenda: il direttore sportivo della Roma, o meglio il general manager, ha «affrontato in maniera irruenta l’arbitro e, pur trattenuto dal proprio allenatore, indirizzato allo stesso gravi insinuazioni; sanzione ridotta per aver presentato in un secondo momento formalmente le scuse al direttore di gara, accettate dal medesimo». In pratica Tiago Pinto, alla fine di Roma-Verona, era fuori di sé, anche più di Mourinho, tanto da scendere velocemente negli spogliatoi, dalla tribuna, per aspettare il rientro di Pairetto. Gli ispettori della procura federale hanno rilevato una serie di riferimenti alla Juventus e in particolare al fratello dell’arbitro, Alberto, che lavora come dirigente addetto ai tifosi proprio alla Juve. In pratica sia Tiago Pinto che Mourinho, entrambi portoghesi, hanno adombrato negli stessi concitati minuti il sospetto che l’arbitraggio fosse “pilotato”. Così si spiega anche il gesto del telefono dell’allenatore, che tutto il mondo ha visto in diretta televisiva. Il senso: la telefonata, virtuale o meno, sarebbe arrivata a Pairetto, peraltro figlio del designatore di Calciopoli, da qualcuno che aveva interesse a frenare a rincorsa della Roma al quarto posto. Il fatto però è che Pairetto, nonostante l’arbitraggio scadente, ha inciso molto poco sul pareggio, al di là dei contestati quattro minuti di recupero.
平托在赛后从看台走进球员通道,并当面批评了主裁判Pairetto
值得一提的是,Pairetto的父亲过去涉及意甲电话门被处罚,而他的兄弟Alberto目前在尤文图斯俱乐部担任球迷事务主管 |