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HENRY: E se fosse Roma?
Ventiquattro milioni di euro per un giocatore di trent'anni, tanto è costato, meno di dodici mesi fa, Thierry Henry al Barcellona per formare i "Fantastici 4" con Messi, Ronaldinho e Eto'o. Una carriera passata a Londra, con la maglia biancorossa dell'Arsenal, club che lo acquistò quando aveva 22 anni dalla Juventus, convinta di aver fatto l'affare liberandosi di una promessa non mantenuta. In Inghilterra il francese ha trovato la sua vera vocazione, realizzando 174 reti in 254 incontri disputati, una media di più di mezzo gol a partita, anche perché Wenger costruiva le squadre intorno a lui, lasciandolo come unico e principale riferimento offensivo. Al Barcellona le cose, in questa stagione, sono andate ben diversamente: catapultato (anche lui, pare, per scelte di cuore) in una squadra di primedonne e costretto ad essere una delle stelle e non la sola stella in attacco, il francese ha faticato da morire complice, anche, un rapporto non sempre idilliaco con la stampa iberica. Solo 30 partite nella Liga, non sempre da titolare, condite da 12 gol (record negativo dal 1999 ad oggi, se si escludono le 10 reti della passata stagione nella quale ha disputato solo 17 partite a causa di un infortunio), 3 in Champions (due alle due squadre di Glasgow e il 3-0 al 92' al Lione), altri 4 in Coppa del Re (qui, però, due pesantissimi ai fini della qualificazione contro Siviglia e Villareal). L'avventura in terra catalana sembra già chiusa, nemmeno le dichiarazioni del presidente Laporta sembrano tese a trattenere il giocatore a tutti i costi e così prende corpo l'ipotesi di un suo ritorno in Italia. Dopo Huntelaar e Di Natale il suo nome è stato accostato alla società giallorossa in previsione di un possibile passaggio di proprietà dalla famiglia Sensi al magnate americano Soros.
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